Steve Jobs e il polverone sul DRM: opinioni
La lettera aperta di Steve Jobs datata 6 Febbraio ha scatenato le opinioni di varie personalità del mondo discografico e non.
Il CEO di Apple ha espresso le proprie opinioni sul DRM, dichiarandosi tendenzialmente sfavorevole all’uso dei sistemi anticopia imposti a suo dire dalle case discografiche - prime tra tutte le "big four" Universal, Warner, Sony BMG e EMI, che detengono il controllo del 70% della musica commercializzata nel mondo. D’altra parte Jobs non crede che la strada dell’apertura del DRM Fairplay ad altre realtà che non siano esclusivamente l’iTunes Store possa essere percorribile.
Jobs imputa l’uso del DRM alle richieste delle Major, e spinge perché queste rivedano le proprie posizioni in riguardo.
Non è però nello scopo di questo articolo analizzare per intero il testo della lettera: rimandiamo alla traduzione integrale in italiano presente su Melablog, o alla versione ridotta e "spiegata" di Punto Informatico.
Se dal lato-utente le opinioni di Jobs sono state accolte con positività, dall’altra troviamo le case discografiche che ribattono sentendosi tirate in causa come principali sostenitrici di sistemi chiusi e poco fruibili.
L’amministratore delegato di Warner Edgar Bronfman le affermazioni del CEO di Apple come insensate e ribadisce la propria fiducia nei sistemi anticopia; il fatto che - come affermato da Jobs - sul supporto Cd non sia presente un DRM, non sarebbe un valido motivo per distribuire file musicali non protetti. Bronfman aggiunge inoltre che rilasciare dichiarazioni di questo tipo prima di intavolate un discorso diretto con gli interessati è controproducente.
Pur non rilasciando dichiarazioni ufficiali, EMI sembra invece favorevole alla distrubuzione di file musicali privi di protezione e sembra stia già lavorando in tal senso.
Altri pareri arrivano da Michael Robertson (Lindows/Linspire, Mp3.com) e Dvd Jon (che ha recentemente craccato Fairplay): il primo si congratula per le opinioni espresse da Jobs ma propone alcune azioni come cambiare il formato dei file di iTunes Store in Mp3, distribuire una versione Linux di iTunes, aprire il database di iPod e permette ad iTunes di integrare altri store musicali.
Dvd Jon invece mette in discussione alcune affermazioni dell’iCEO: se le case discografiche impongono realmente il DRM non si capisce perché alcune tracce incluse in Itunes Store vengano distribuite in altri negozi online senza protezione; le cifre irrisorie dichiarate da Apple riguardo al numero di tracce Fairplay presenti su ogni iPod potrebbero non corrispondere alla realtà, in questo caso si creerebbe un vincolo consistente tra utente, tracce scaricate e lettore digitale; concedere la licenza di Fairplay non sarebbe così pericoloso come affermato nella lettera di Jobs.
L’avversaria Sandisk ha pubblicato una riposta ufficiale sul proprio sito, anche se onestamente non si capisce bene dove voglia andare a parare.
Molte opinioni puntano all’interoperabilità: ne ha parlato largamente Enzo Mazza di FIMI, e Leonardo Chiariglione.
Il direttore del marketing di Microsoft Zune ha invece sminuito la lettera di Jobs, definendola piena di constatazioni ovvie offerte con presunzione.
Un appoggio completo arriva invece da Yahoo!Music, già famosa per aver distribuito contenuti privi di DRM sul proprio store.
Concludiamo questa lunga carrellata citando un articolo nel quale si parla di un’interessante ricerca in via di pubblicazione: secondo i dati raccolti il Peer-to-peer non inciderebbe negativamente in maniera sostanziale sul mercato musicale. La ricerca sostiene che il download illegale intaccherebbe di un 0,6% le vendite dei cd.
Secondo i dati raccolti nel 2006, il download legale rappresenta il 10% dell’intero mercato della musica: il resto è costituito dai Cd.
Il file musicale non protetto può realmente rappresentare un pericolo per le case discografiche?